ehealth trends 2020

 

Con il 2020 si apre la decade in cui l’approccio ‘patient-centered’ (paziente al centro) tanto invocato da professionisti sanitari e cittadini-pazienti diverrà finalmente realtà: vedremo l’ascesa della diagnostica, medicina e prevenzione personalizzate, della cura ‘data-driven’, dell’assistenza virtuale e remota, e – rullo di tamburi – guadagneremo il controllo (totale?) dei nostri dati sanitari.

Tutte le ‘big’ di Silicon Valley si sono ormai lanciate nel mercato dell’eHealth (giusto per citarne alcune, Apple con il suo servizio Health, che negli USA è praticamente diventato sinonimo di fascicolo sanitario elettronico,  Amazon che nel 2019 ha inaugurato Amazon Care per i suoi impiegati, Google che con i suoi modelli AI collabora con le aziende sanitarie USA per ‘migliorare la qualità delle cure’). È dunque arrivato il momento di capirne di più sull’argomento e scoprire quali saranno i trend che domineranno il mondo della sanità e salute digitale in Europa nel 2020, stando alle più recenti leggi e linee guida UE e a quanto sta accadendo negli Stati Membri e nel resto del mondo.

 

Digitalizzazione

Sappiamo che gli EHR europei (EHR, o Electronic Health Record, è l’equivalente del nostro dibattutissimo Fascicolo Sanitario Elettronico, FSE) e i database medici trans-frontalieri (basti pensare al progetto “1 Million Genomes by 2022”) ‘stanno arrivando’, ma cosa di fatto arriverà nel 2020?

A livello europeo, 22 Stati Membri si sono impegnati ad implementare entro il 2021 sia le ePrescriptions (prescrizione elettronica) che i Patient Summaries (Profilo Sanitario Sintetico, PSS) trans-frontalieri. A livello nazionale, diversi paesi UE (come Italia e Germania) hanno recentemente approvato leggi, che entreranno in vigore a partire da quest’anno, per promuovere la dematerializzazione e incentivare i professionisti sanitari a utilizzare FSE, telemedicina e altri strumenti digitali certificati volti a migliorare la qualità delle cure e l’efficienza del sistema sanitario – prendendo spunto da Stati Membri come Estonia e Finlandia che hanno già praticamente completato la digitalizzazione sanitaria.

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In sostanza, quello che i cittadini-pazienti possono aspettarsi per il 2020 è più facile accesso e trasferimento dei propri dati sanitari (come le ricette mediche durante i viaggi all’estero), meno viaggi dal dottore (grazie ai servizi sanitari online), sistemi sanitari più sicuri (attraverso iniziative specifiche di cyber-sicurezza e cyber-igiene), migliori cure per i pazienti (grazie alle reti e ai registri digitali, sia locali che trans-nazionali) e – si spera! – professionisti sanitari meno sovraccarichi di lavoro.

 

 

Terapie digitali

Le app di salute, fitness e benessere spuntano come funghi, e la distinzione tra queste applicazioni e i SaMD (software come dispositivi medici) è sempre più labile, con risultati talvolta pericolosi per i cittadini-pazienti. Ecco perché l’UE ha deciso di intervenire per assicurare che tutte le applicazioni e i dispositivi di eHealth che raggiungono il pubblico europeo siano prima attentamente controllate in merito a sicurezza ed efficacia: il nuovo MDR (Regolamento Dispositivi Medici) entrerà in vigore a Maggio 2020, obbligando tutte le nuove applicazioni mediche (ovvero app a scopo di ‘diagnosi, prevenzione, monitoraggio, previsione, prognosi, trattamento o alleviamento della malattia’) a sottoporsi a marcatura CE per poter entrare nel mercato europeo.

 

 

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Con l’UE a dettare gli standard qualitativi per le app mediche, diversi paesi europei hanno deciso di dare una chance alle DTx (terapie digitali) – più recentemente la Germania, la cui nuova legge sulla sanità digitale (DVG) introduce i DTx tra le terapie prescrivibili e rimborsate dal sistema sanitario pubblico.

I dottori europei, grazie al MDR, riceveranno sempre più informazioni chiare e validate clinicamente riguardo alle app mediche, e possiamo senz'altro aspettarci più ‘prescrizioni di app’ nel 2020, specialmente in psichiatria, riabilitazione e prevenzione secondaria, e anche per il concepimento.

 

 

Telemedicina

 

La tele-medicina tutto è tranne che news, vantando un curriculum lungo decenni e ricco di esperienze dal tele-monitoraggio alla tele-formazione alla chirurgia e pronto intervento da remoto. Il 2020, però, potrebbe davvero essere l’anno in cui questo potente strumento diventa definitivamente mainstream.

In tutto il mondo, i servizi di tele-medicina continuano a fiorire, grazie ad app e ‘tracking devices’ che permettono ai professionisti sanitari di monitorare, diagnosticare e trattare i pazienti da remoto. Nell’UE, sono stati realizzati numerosi progetti trans-frontalieri nel corso degli ultimi anni (rivolti principalmente ai pazienti cronici e anziani in aree mal collegate), e l’Europa ha dunque raccolto una robusta evidenza circa questo strumento, essendo ora pronta a lanciare iniziative di tele-medicina su larga scala. Gli Stati Membri sono ben intenzionati a non restare indietro: ancora una volta, abbiamo paesi (come Estonia, Danimarca, Finlandia, Croazia e Spagna) che hanno già fatto della tele-salute uno dei pilastri fondamentali del loro sistema sanitario, mentre altri si sono uniti alla festa solo da poco (ad esempio Francia e Germania, che hanno reso i servizi di telemedicina rimborsabili rispettivamente nel 2018 e 2019).

 

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Il succo è che siamo ad un punto temporale in cui le necessità di pazienti e dottori, la disponibilità tecnologica, gli interessi privati, la carenza di medici e i piani di digitalizzazione adottati dai diversi sistemi sanitari convergono significativamente, creando le condizioni perfette per il boom della tele-medicina nel 2020 e negli anni a seguire.

 

 

Strumenti di supporto delle decisioni

 

L’anno 2020 è stato inaugurato dalla notizia che un team di ricercatori UK e US, con il supporto di Google, ha sviluppato un modello AI in grado di identificare il cancro al seno nei mammogrammi più accuratamente dei radiologi.

Per quanto straordinaria questa storia ci sarebbe apparsa solo pochi anni fa, ora siamo pressoché abituati (in senso buono!) a leggere di enti sanitari che insieme ad aziende di tech cercano di realizzare strumenti di supporto delle decisioni diagnostiche e cliniche. Buona parte dei test diagnostici e di laboratorio sono ora o saranno oggetto d’esame per valutarne i possibili miglioramenti attraverso strumenti di intelligenza artificiale e machine learning, e i risultati preliminari mostrano che i computer spesso riescono a far meglio di dottori con anni d’esperienza nel porre diagnosi, scegliere terapie e predire gli outcome.

Non è un mistero che l’Europa sia rimasta un tantino indietro rispetto a USA e Cina sul fronte AI, a causa delle rigide limitazioni su raccolta ed elaborazione di dati imposte dal GDPR (Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati), ma questo potrebbe davvero essere l’anno in cui facciamo il salto in avanti: il secondo semestre del 2020 vedrà la Germania alla presidenza del Consiglio Europeo, e il Ministro della Salute tedesco Jens Spahn, insieme al Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, ha già espresso il suo desiderio di usare questo periodo per promuovere progetti di digitalizzazione della sanità come l’European Health Data Space (il cui obiettivo è promuovere lo scambio di dati sanitari al fine di sviluppare ‘nuove ed efficaci procedure di screening, diagnosi e trattamento’), allo stesso tempo garantendo ai cittadini EU il controllo sui propri dati.

 

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AR & VR

 

Come dimostrato dal successo planetario di Pokémon GO, la realtà aumentata (AR) ha un potenziale trasformativo di mobilitare persone che tipicamente opterebbero per uno stile di vita più sedentario. Il mondo medico ha evidentemente preso atto di tale fenomeno, introducendo l’elemento della ‘gamificazione’  attraverso AR e VR in molti programmi per la perdita di peso e prevenzione di malattie cardiovascolari, così come di fisioterapia e riabilitazione.

Negli ultimi anni, l’UE ha visto la sua buona dose di partnership tra enti sanitari e aziende di realtà aumentata / virtuale, attive principalmente negli ambiti di ‘patient empowerment’ (responsabilizzazione del paziente), formazione e ottimizzazione del lavoro dei professionisti sanitari, sviluppo di nuove opzioni terapeutiche (come la chirurgia in AR, gli ambienti AR / VR per il trattamento di disturbi mentali e neurologici). Le aziende europee di VR / AR stanno anche lavorando a soluzioni direttamente per i cittadini-pazienti, per le aziende farmaceutiche, per lo staff di laboratorio e per gli studenti medico-sanitari, coprendo dunque ogni aspetto del mondo della sanità.

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Nei prossimi anni, l’UE investirà € 9 miliardi nelle principali sfide digitali e la Commissione Europea ha chiaramente indicato come una delle priorità più urgenti il ‘patient empowerment’ tramite strumenti digitali come realtà virtuale e aumentata.

 

 

Cloud & Blockchain

 

Mentre il ‘cloud computing’ è di più immediata comprensione, la tecnologia blockchain rimane un mistero per molte persone. In breve, si tratta di depositare (distribuire) un database online (come le cartelle mediche dei pazienti) su molteplici ‘nodi’ di un’infrastruttura decentralizzata, eliminando la necessità di un mediatore centrale e affidabile.

Entrambe le tecnologie hanno recentemente guadagnato popolarità nel settore sanitario, rispondendo al bisogno di conservare in modo sicuro, economico ed efficiente larghe quantità di informazioni che devono poi essere facilmente accessibili e condivisibili in tempo reale. Sebbene i problemi di privacy debbano ancora essere completamente risolti, appare chiaro che cloud e blockchain sono destinati a dominare l’ecosistema dell’healthcare IT nei prossimi anni, supportando e migliorando processi esistenti (es. la gestione dei fascicoli sanitari, i consulti da remoto, la trasmissione di referti diagnostici) ma anche risolvendo molti dei problemi di cyber-sicurezza che affliggono il settore sanitario.

L’UE sta esplorando il potenziale della tecnologia blockchain già da qualche anno, istituendo nel 2018 il Blockchain Observatory and Forum (che nel Settembre 2019 ha discusso la possibilità e i modi di implementare la blockchain in infrastrutture telematiche sanitarie di larga scala) e la European Blockchain Partnership (il cui compito è di creare la European Blockchain Services Infrastructure, o EBSI, per poter sviluppare servici pubblici trans-nazionali usando la tecnologia blockchain).

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Il prossimo passo sarà quello di combinare le due tecnologie, usando la blockchain per proteggere i dati sanitari ‘storati’ nel cloud (come già sperimentato, ad esempio, da IBM e Microsoft). Questo innovativo duo potrebbe anche offrire la soluzione alle crescenti preoccupazioni circa sicurezza e privacy legate all’espansione dell’IoMT (ovvero l’Internet of Things in campo medico, un termine generico che include le app e i dispositivi medici che possono collegarsi e scambiare informazioni con i sistemi informatici sanitari).

 

 

Chatbot

 

Samsung ha appena annunciato i suoi ‘umani artificiali’ (chatbot video molto realistici che rispondono alle domande in millisecondi), ed è sempre più chiaro che i chatbot sono destinati a diventare la prima linea di supporto in una miriadi di campi, non ultimo quello sanitario.

In tutto il mondo, vari progetti stanno valutando la possibilità di utilizzare chatbot e assistenti digitali – supportati da sistemi AI appositamente creati – per alleggerire il lavoro dei dottori, agendo sia come ‘sistema di triage’  (es. rispondendo a pazienti con problemi facilmente diagnosticabili, bisogni cronici / ricorrenti e domande semplici di fisioterapia, così come indirizzando i pazienti da giusto specialista in base ai loro sintomi e segni) che come veri ‘assistenti del medico’ (es. aiutandolo a riconoscere interazioni farmacologiche, scegliere i farmaci appropriati per le donne in gravidanza o allattamento, suggerendo possibili diagnosi).

Sebbene l’UE non abbia espresso opinioni o intenzioni specifiche riguardo all’uso di chatbot nella sanità, le esperienze locali e nazionali si moltiplicano in tutt’Europa (ancora una volta, grazie alla sinergia tra istituzioni sanitarie pubbliche e aziende private di tecnologia), e il potenziale salva-tempo e denaro di questa tecnologia lo faranno inevitabilmente entrare nel radar dell’UE in termini di ottimizzazione della sanità attraverso gli strumenti digitali.